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pianeta proibito recensione

16-02-2017

IL PIANETA PROIBITO 
(USA, 1956 - 98’) REGIA: Fred M. Wilcox; CAST: Walter Pidgeon, Anne Francis, Leslie Nielsen, Warren Stevens, Jack Kelly, Richard Anderson.

Recensione di:
Luca Calvaresi

 

In occasione del quattrocentenario della morte di Shakespeare, recuperiamo questa meravigliosa trasposizione fantascientifica de “La Tempesta”, rielaborata prima da Irving Block insieme a Allen Adler e poi sceneggiata da Cyril Hume, che tramuta l’ultimo capolavoro teatrale del grande drammaturgo nel primo capolavoro spaziale del cinema (ispiratore a sua volta di una serie entrata nel mito come “Star Trek”).

 

 

Nel 2200, un’astronave terrestre con a capo il comandante Adams atterra sul remoto pianeta Altair IV, alla ricerca di una spedizione inviata vent’anni prima, scoprendo che gli unici superstiti sono il prof. Edward Morbius e sua figlia Altaira, con al loro servizio il favoloso robot tuttofare Robby. Gli altri esploratori sono stati sterminati da maligne entità invisibili, forse legate all’antico popolo dei Krell, estintosi misteriosamente.

 

Block psicoanalizza Shakespeare e materializza i fantasmi dell’inconscio: la fantascienza esce dall’anticomunismo in cui era stata incanalata (a tal proposito è doveroso menzionare anche “L’invasione degli ultracorpi”, anch’esso del 1956) per diventare allegoria degli spazi interni dell’essere umano, abissi oscuri abitati da angosce capaci di sgretolare ogni cosa.

Spettacolo audiovisivo superbo, con eccellenti effetti speciali e le memorabili musiche elettroniche di Louis e Bebe Barron. Sempre nel 1956, ne seguì l’omonimo romanzo scritto da Philip MacDonald, con lo pseudonimo di W.J. Stuart: bello ma non quanto il film.

VOTO 9/10

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