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Scrivere dialoghi per una sceneggiatura: 5 errori da evitare

04-03-2020

Ecco 5 errori che i dialoghi scritti in una sceneggiatura dovrebbero assolutamente evitare.

 

“Quando si racconta una storia al cinema, si dovrebbe ricorrere al dialogo solo quando è impossibile fare altrimenti”. Parola di Sir Alfred Hitchcock, che considerava il dialogo l’ultimo tra gli strumenti drammatici.

Perché di fatto al cinema, e nella buona televisione, il dialogo è lo strumento meno efficace. Altri linguaggi sono più vicini al mezzo cinematografico: il linguaggio delle scene, delle azioni, dei gesti. È però praticamente impossibile fare a meno dei dialoghi. La vita è fatta anche di parole. Lo stesso cinema muto l’aveva compreso: non si può raccontare una storia senza far dialogare tra loro i personaggi, ecco allora le didascalie.

Scrivere dialoghi per una sceneggiatura 

I dialoghi cinematografici e televisivi non hanno nulla a che fare con i dialoghi della realtà e neppure con quelli teatrali e letterari (altre esigenze, altri strumenti espressivi).

Ma come scrivere dialoghi per una sceneggiatura in modo corretto? Ecco cinque errori che i dialoghi scritti in una sceneggiatura dovrebbero assolutamente evitare:

  1. farsi carico di tutto: “sistemerò questa cosa con i dialoghi” è uno dei grandi motti dell’autore dilettante. Portare avanti l'azione attraverso il dialogo è un errore tipico dello sceneggiatore in erba, perché è una soluzione apparentemente facile. Non si va al cinema per ascoltare un racconto, si va per vedere un film. Non è neppure per leggere che si fa al cinema. Quindi dialogo, voce narrante e didascalie andrebbero usati con parsimonia;
  2. essere mono-espressivo, piatto: il dialogo è soprattutto uno strumento di caratterizzazione, deve far luce sui personaggi. Quando parlano tutti allo stesso modo il pubblico se ne accorge e si accorge che non sono veri;
  3. parlare al pubblico: se dovete comunicare qualche informazione al pubblico non fatelo attraverso i dialoghi e soprattutto non rendetelo evidente. I personaggi dialogano tra loro in un contesto che deve apparirci reale. Quando i personaggi parlano al pubblico lo riportano alla realtà;
  4. dire ciò che lo spettatore deve capire da solo, rendere cioè esplicito ciò che è implicito. Se le immagini ci stanno raccontando qualcosa è inutile, e insopportabile, che il dialogo sottolinei o ripeta la stessa cosa;
  5. essere troppo diretto: difficilmente i personaggi cinematografici parlano di ciò che stanno facendo. Per definizione, il miglior dialogo cinematografico è quello che acquista tutto il suo senso nel complesso. Vanno quindi escluse le informazioni troppo dirette e sono ben accette quelle che possono apparire marginali nel momento in cui vengono emesse e che poi rivelano un'improvvisa e gradita efficacia (ricordate i set-up/payoff?).

 

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