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Chi è lo sceneggiatore cinematografico e cosa fa

17-09-2018

Scopriamo insieme la figura dello sceneggiatore cinematografico

Un giorno, stanco di sentir parlare del famoso Capra’s touch, Robert Riskin - sceneggiatore di quasi tutta l’opera di Frank Capra - fece pervenire a quest’ultimo un copione composto da 120 pagine rigorosamente bianche. Sul frontespizio, una frase: “Caro Frank, applica dunque il tuo celebre tocco a questo.”

Chi è dunque lo sceneggiatore cinematografico?

Per prima cosa, ci sentiamo di dire, non è uno scenografo. E questa non è una battuta. Lo scenografo si occupa della scenografia, lo sfondo ambientale - interno o esterno - nel quale si svolge l’azione di un film. Lo sceneggiatore, invece, si occupa della sceneggiatura (il testo scritto che sta alla base del film).
Sottolinearlo non è purtroppo un paradosso. Troppo spesso ci si imbatte ancora nella confusione di questi due termini.
Che ne sa in fondo il pubblico degli scrittori di cinema? Che ne sanno i tanti giovani appassionati che il cinema da grandi lo vorrebbero davvero fare?

Eppure, Fellini non avrebbe potuto fare a meno di Tonino Guerra. Kieślowski di Krzysztof Piesewicz. Capra di Riskin. Jonh Ford e Fritz Lang di Robert Nichols o di Nunnally Johnson. Chi sono questi sconosciuti? Sceneggiatori. Nessuna volontà di mettere l’uno sul podio dell’altro. Solo quella di ricordare che il film è un lavoro di squadra, non l’opera di un singolo uomo.

Lo sceneggiatore è il primo a immaginare, a vedere, a realizzare il film sulla carta, deve perciò conoscere diversi linguaggi:

  • LINGUAGGIO LETTERARIO – Lo sceneggiatore è uno scrittore, un giocoliere della parola. La sceneggiatura è una forma di letteratura molto particolare ed esige anch’essa grande capacità di scrittura.
  • LINGUAGGIO CINEMATOGRAFICO – Lo sceneggiatore scrive per il cinema, è uno scrittore condizionato dal linguaggio cinematografico. Non deve solo inventare una storia, deve concepirla secondo le possibilità e le modalità del proprio mezzo espressivo. Conosce, dunque, il linguaggio cinematografico come le sue tasche. Difficile altrimenti fare questo mestiere. E, attraverso questo linguaggio, racconta, operande scelte registiche e fotografiche, ipotizzando un montaggio.
  • LINGUAGGIO DRAMMATURGICO – Lo sceneggiatore è un narratore, comunica attraverso il linguaggio della drammaturgia e deve conoscerne i principi, i suoi meccanismi e le sue costanti.

Attraverso un lungo lavoro preparatorio fatto di soggetti, trattamenti, scalette e conoscenza dei personaggi, mette su carta un film pronto per essere realizzato. Un colpo alla botte e uno al cerchio, intreccia azione e caratterizzazione. Non si dà vita ad una trama senza personaggi, e i personaggi non possono esistere al di fuori di una trama. È vero, però, che la maggioranza dei drammi prende avvio dalla trama, e che i personaggi all’inizio sono sbiadite figure sullo sfondo. Ma nel momento in cui essi cominciano a camminare con le proprie gambe, attraverso un intenso lavoro di caratterizzazione, sono in grado di trasformare letteralmente le trame.

Nel dettaglio deve quindi curare:

  • AZIONE – Le trame vanno costruite, come palazzi. Un mattone alla volta, fino al tetto. Vanno strutturate, orchestrate, ordinate, plasmate.
  • CARATTERIZZAZIONE – L’arte di saper dar vita ai personaggi sta alla poesia come la matematica sta all’azione. Costruire un intreccio, dar vita ai personaggi: c’è una bella differenza. I personaggi sono bollenti come il magma che fuoriesce da un vulcano, ambiscono ad evocare esseri viventi, niente di più inafferrabile. Abitano quell’edificio che è la trama. Gli imprimono la loro personalità. Scelgono il colore da dare alle pareti, la quantità di luce da diffondere nelle sue stanze. Hanno la capacità di rendere unica una matrice che è alla base del racconto da sempre.

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