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La sceneggiatura televisiva ai tempi di Netflix

08-09-2020

Con l’avvento dei servizi di streaming a pagamento tremano cinema e tv tradizionale, ma le storie godono di ottima salute.

La televisione non è più solo quella di una volta, e nemmeno le serie tv. Con l’avvento dei servizi di streaming a pagamento (Netflix, Amazon Prime Video, Infinity Tv, NOW TV, Apple Tv, Disney Plus) tremano cinema e tv tradizionale, ma le storie godono di ottima salute. Per gli sceneggiatori stanno rappresentando più un'opportunità che un ostacolo, sono produttori nuovi di zecca, alla ricerca spasmodica di contenuti, sono distributori senza precedenti, perché, con grande facilità, veicolano questi contenuti in tutto il mondo.

Netflix e compagnia sono gli artefici di una rivoluzione dalla portata sociale e culturale. Sono rapidamente entrati nell’immaginario collettivo termini come binge watching, binge viewing, binge worthy, distribuzione all-at-once, x-hour movie. All'apparenza non è più la televisione a decidere per noi, inserendo episodi settimanali di uno show all'interno di un palinsesto pieno zeppo di interruzioni pubblicitarie. Se vuoi guardare un'intera stagione puoi, e puoi farlo ovunque sfruttando l'intero apparato tecnologico esistente.

COME SONO CAMBIATE LE SERIE TELEVISIVE CON L'AVVENTO DEL CONSUMO ON DEMAND?

A cambiare è la modalità di visione, a mutare sono i contenuti. Lo sanno bene gli sceneggiatori televisivi, sempre più alle prese con la scrittura di film lunghissimi. Serial di breve durata e di stampo novellistico, perfetti per un consumo on demand e per il binge watching.

Prima di Netflix, erano state le tv americane via cavo a pagamento a mettere in campo questo formato, da HBO (True Blood, In Treatment, Westworld) a Showtime (Shameless, Homeland, Penny Dreadful). Un trionfo della cosiddetta linea orizzontale, quel filo rosso che trasporta lo spettatore da una puntata all’altra senza soluzione di continuità. Il risultato è una dimensione sempre più cinematografica e letteraria, perfetta per le piattaforme on demand a pagamento.

Strutturalmente, i serial di queste dimensioni sono simili alle miniserie e alle stagioni di serie antologiche tipo True Detective. Hanno linee orizzontali in quattro atti, diluite nei singoli segmenti. Ogni frammento porta avanti l'azione principale (storia A) incastrandola alle altre (altre linee orizzontali da chiamare B, C, D, etc.), dando di volta in volta maggiore risalto ad una di queste e ai suoi protagonisti. Tra una puntata e l'altra, il cliffhanger (o aggancio) lascia lo spettatore con il desiderio di andare avanti, di voler vedere il seguito.

Li chiamano “film in 10 ore”, ma non sono film, sono serie, perciò hanno bisogno di molti personaggi in azione, capaci con le loro storie di creare complicazioni, di dar vita ad un intreccio avvincente e in progress, ma non senza un finale.

Sono tante le novità "seriali" introdotte da Netflix e dalle sue "sorelle" in streaming.

A partire da una maggiore valorizzazione della struttura psicologica dei personaggi, sempre meno tipi “fissi” da ritrovare sempre uguali a sé stessi da un episodio all’altro (Colombo, L’ispettore Derrick, l’equipaggio di Love Boat). Come da sempre avviene al cinema, anche nei lunghi film di Netflix i personaggi sono tormentati, feriti, traumatizzati, e capaci di veri e propri archi di trasformazione. In una parola sono più complessi, al pari della televisione contemporanea, hanno lati oscuro e non sono semplici eroi.

Parlano una lingua cinematografica, rivoluzione introdotta dalla pay-tv e ora giunta a compimento. Nella vecchia tv il dialogo era un’altra cosa: se non la potevi vedere, la potevi almeno ascoltare. Dalla radio alla televisione, il dialogo è sempre stato onnipresente e in primo piano, una forma dialogica tutt’altro che cinematografica, che doppiava le immagini e che portava avanti la storia, nettamente in contrasto con le tendenze seriali contemporanee.

In effetti, la televisione ci insegna che la quantità del dialogo è proporzionale alle distrazioni: più i personaggi parlano meno li devi guardare, più la storia è raccontata attraverso le parole meno impone la nostra concentrazione.

Accade ancora in certi generi della free tv (pensate alla soap), ma non certo nella tv ai tempi di Netflix. House of Cards, La casa di carta, Stranger Things, Orange is the New Black, Sense 8, Better Call, Saul, Narcos, Black Mirror, solo per citarne alcune. La concentrazione richiesta allo spettatore è totale e il dialogo non doppia mai le immagini.

Sono queste le riflessioni che fanno gli sceneggiatori televisivi contemporanei, alle prese con lunghe storie che non vengono interrotte dalla pubblicità. Con la scusa delle interruzioni pubblicitarie, gli sceneggiatori ingaggiati dalla free tv hanno creato una griglia ritmica che ha lo scopo di creare tensione, ovvero un colpo di scena (il solito cliffhanger) poco prima di ogni pausa pubblicitaria).

Ha meno vincoli lo sceneggiatore di Netflix, eppure non vi rinuncia completamente, perché pianificare una serie di svolte prestabilite regala anche alle loro storie varietà, fornisce allo spettatore un senso di progressione, cadenza lo sviluppo e il declino dell’azione. Dà a un episodio il senso di una struttura.

Prima di lavorare su una storia chiedetevi sempre dove andrà a finire. Il contenitore determina anche la qualità e le storie ai tempi di Netflix le serie vantano una qualità altissima.

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