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La punteggiatura del montaggio. I segni più utilizzati

05-09-2019

Scopriamo insieme i principali segni di punteggiatura del montaggio

Sul piano teorico, il montaggio è da sempre al centro dell’attenzione. Infatti, montare non significa solamente mettere in sequenza delle riprese, ma anche costruire un ordine da cui scaturisce il senso del film.

L’ovvio motivo per cui è necessario unire una ripresa all’altra tramite il montaggio è da ricollegare all’ampiezza di una scena e alla sua durata, che sono generalmente maggiori di quanto possa essere rappresentato sullo schermo attraverso una singola ripresa. A ciò si connette anche la necessità di proporre cinematograficamente dei messaggi dotati di una loro sequenza interna e l’esigenza di mantenere desta l’attenzione visiva tramite il cambiamento delle inquadrature.

Quando il passaggio da un’inquadratura all’altra avviene in modo netto, senza l'intromissione di effetti visivi, si parla di stacco. Ma esistono anche ben più elaborati segni di punteggiatura filmica, la cui conoscenza è utile già in fase di sceneggiatura, per ottenere effetti di senso e aiutare lo spettatore a muoversi nello spazio e nel tempo.

Questi i segni di interpunzione più utilizzati:

      • stacco: è il modo più diretto e frequentemente usato per raccordare due riprese successive
      • attacco: è uno stacco che prevede particolari legami tra le inquadrature (visivi, sonori, metaforici)
      • dissolvenza: interruzione dolce (in quanto graduale) creata con un effetto visivo. Può far apparire (in apertura) o far svanire (in chiusura) l’immagine, può creare l’effetto di un’immagine che scompare mentre contemporaneamente ne appare un’altra (incrociata). La dissolvenza ha dei significati espressivi chiarissimi e codificati: può servire per scandire il passare del tempo, per descrivere due azioni contemporanee in luoghi diversi, per evocare situazioni oniriche
      • tendina: la nuova inquadratura entra lentamente e si sostituisce alla precedente, spingendola fuori campo
      • iride: un foro circolare si apre o si chiude, per l’appunto come un’iride, intorno ad una parte dell’immagine. Un procedimento tipico del cinema muto e impiegato di frequente da David W. Griffith, attraverso cui lo schermo da totalmente nero si apre in un foro circolare che va progressivamente allargandosi

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