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Marco Pellegrino: Nastro d'Argento con “Moths To Flame”

18-06-2019

Intervista di Cristina Borsatti

Aggiudicarsi uno dei premi più importanti del cinema italiano non capita tutti i giorni. Eppure, non ci pare strano. Sin dai tempi dell'Accademia, dove ha frequentato i corsi di regia e sceneggiatura, il regista Marco Pellegrino ha messo in luce il suo talento, scrivendo e dirigendo cortometraggi destinati a restare.

Ecco qui il trailer ufficiale di "Moths to Flame": Corto d'Argento 2019

Il Nastro d'Argento è un riconoscimento eccezionale. Di quelli capaci di cambiarti la vita? L'abbiamo chiesto direttamente a lui.

Lo spero. Per ora non sono ancora molto lucido. Dalle voci di corridoio che ho afferrato, potrebbe anche cambiarmela. Ho il soggetto di un lungometraggio sulla scrivania, ci sto lavorando. In realtà, è strano. Sono stato nove anni a Roma, ho lavorato a lungo come aiuto casting, ma in fondo volevo fare cose mie. Poi mi sono trasferito a Milano con l'intenzione di creare un mio gruppo di lavoro. Ho incontrato molta voglia di fare e i risultati non hanno tardato ad arrivare.

“Moths to Flame”, il cortometraggio diretto a quattro mani con il regista Luca Jankovic con cui hai vinto il Nastro d'Argento, è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, dove si è aggiudicato il “Premio Studio Universal”, è stato selezionato al Trieste Science+Fiction e al Visionaria Fest, dove ha vinto il Premio della Giuria. Ci racconti in sintesi di cosa parla?

I protagonisti sono Neil Armstrong e Buzz Aldrin, i primi due astronauti che hanno messo piede sulla Luna. In “Moths to Flame” sono due attori in attesa di interpretare i loro ruoli e si interrogano sugli obiettivi di questa missione. Armstrong è più vulnerabile, ha diverse perplessità. Buzz è più spudorato, non gli interessa la verità, pensa solo ai vantaggi che può trarre da questa esperienza. Non eravamo interessati alle teorie complottistiche, in realtà sia io che Luca pensiamo che sulla Luna ci siamo veramente andati. La storia è un pretesto per ragionare in termini filosofici su cosa sia la verità.

Tutto ciò che sappiamo degli eroi del passato in fondo è narrazione?

Proprio così. Viviamo in un'epoca in cui siamo bombardati da informazioni, ritengo pertanto sia importante ragionare sul modo in cui vengono veicolate. È necessario metterle in dubbio, in discussione.

Inizialmente l'idea era destinata a trasformarsi in una piéce teatrale. Poi che è successo?

Il cinema ha tempi molto lunghi, perciò ho pensato al teatro, a una piéce che avrebbe dovuto sviluppare gli interrogativi dei due protagonisti. Abbiamo fatto un lungo periodo di prove, ma poi con Luca siamo approdati al corto. Abbiamo cercato attori di lingua americana, che assomigliassero ad Armstrong e Buzz. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare David Menkin (Neil Armstrong) e David Wayne Callahan (Buzz Aldrin), due attori eccezionali, e poi il grande dialoghista americano Peter Flood, è lui che si è occupato dei dialoghi di Harvey Keitel ne “Le iene”, tanto per intenderci. Ha fatto un lavoro pazzesco anche sui nostri dialoghi, limando diversi passaggi e regalando un colore autentico al linguaggio, aggiungendo uno slang tipico degli anni Sessanta. È stata una grande lezione di scrittura.

Quanto al lavoro sugli attori?

Gli attori americani hanno un metodo di lavoro incredibile. Ti restituiscono la verità anche in senso fisico, e poi sono abituati ad essere segretari di edizione di loro stessi, ti garantiscono una perfetta continuità ed è molto facile lavorare con loro, curano tutto.

“Moths to Flame” è un corto auto-prodotto, eppure sembra ad altissimo budget. Come avete fatto e dove l'avete girato?

È vero, sembra costi molto più di quanto è costato in realtà. Grazie al lavoro di quanti hanno creduto al progetto e hanno lavorato ricevendo piccoli budget. E' stato girato in uno scantinato del quartiere Giambellino di Milano.

Già nei tuoi primi lavori, realizzati quando studiavi all'Accademia di Cinema e Televisione Griffith, c'era un grande interesse per il mondo onirico. Perché ti ha sempre affascinato?

Mi interessa la sua imprevedibilità e le ambivalenze che è in grado di generare. Buca la parete della normalità in modo imprevedibile e permette di catturare ciò che è più inafferrabile: l'inconscio. Va detto che ho sempre dormito tantissimo, perciò ho raccolto molto materiale grazie ai miei sogni. Le idee nascono dai miei sogni.

Un soggetto per un lungometraggio. Un grande salto. Di quello che stai scrivendo ci puoi parlare?

È un thriller a struttura scomposta. Il passato interviene nella storia, la struttura è circolare e il finale è un ribaltamento. Racconta la storia di una donna che ha subito un torto e che si infila nella vita di un altro uomo per avere giustizia. È una storia di riscatto sociale e morale.

Un premio è un riconoscimento al proprio valore, alla propria fatica. Magari non ti cambia la vita, ma ogni tanto serve, no?

Eccome! Ti dà la sensazione di non andare a vuoto e ti regala la giusta energia! 

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