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Intervista a Michele Antonelli

21-12-2016

Da tre anni è montatore del programma televisivo “Le Iene”. Grazie alla sua ottima preparazione, è stato assunto prima della fine di uno stage organizzato dall’Accademia di Cinema Griffith. Dal suo primo amore, la regia cinematografica alla definitiva passione per il montaggio, scoperta montando i suoi primi lavori da regista. Michele Antonelli, diplomato in Montaggio sotto la guida di Alessio Doglione è arrivato persino in Polonia per lavorare al fianco del regista polacco Krzysztof Zanussi. Tra documentari, cortometraggi e film indipendenti, oggi vive delle sue passioni, grazie soprattutto alla televisione.

 

Prima della tv, una grande passione per il cinema, e per la regia. Ci racconti la tua esperienza polacca? Sei rimasto un mese sul set di “Suplement”, purtroppo film mai uscito in Italia…

 

E' stata un'esperienza davvero interessante... Ho conosciuto il regista polacco durante un Festival del Cinema Spirituale nel 2000, a Roma, e mi ha invitato, assieme ad un amico, assieme a un amico, a seguire le riprese del suo nuovo film. Era l’estate del 2001 e il film aveva un budget non altissimo, questo mi ha portato a scoprire da vicino un regista di film d'autore. Ricordo un set sobrio e la cosa che mi ha colpito di più è stato il lavoro svolto da Zanussi sugli attori. Il regista parlava spesso con i protagonisti, ma non tanto della sceneggiatura, quanto delle loro vite, cercando di tirar fuori le loro emozioni al momento del ciak. Ogni tanto Zanussi ci stuzzicava, chiedendoci di riscrivere una scena che avrebbe girato il giorno dopo... E devo dire che qualche piccolo suggerimento l'ha pure apprezzato. Ho anche partecipato come comparsa in qualche scena, e mi sono divertito un sacco. È stata la prima esperienza su un set vero, davvero bellissima.

 

Con il regista e doppiatore Pino Quartullo, hai montato nel 2010 un documentario dedicato al grande Gigi Proietti, e due cortometraggi. Insieme siete arrivati persino alla Mostra del Cinema di Venezia. Ci parli di questo incontro?

 

Grande Pino Quartullo, un signore. Ed è raro trovare una persona così nel "fantastico" mondo dello spettacolo. L'ho conosciuto tramite amici in comune. Io avevo appena finito l'Accademia Griffith e mi capitava di montare cortometraggi e videoclip ecc. Poi, incontro Pino e mi propone di montare un documentario per celebrare il laboratorio che Gigi Proietti aveva creato trent'anni prima, per insegnare il mestiere dell'attore. E scopro che dalle mani di Proietti sono nati Pino Quartullo, Enrico Brignano, Flavio Insinna, Rodolfo Laganà, Paola Tiziana Cruciani e tantissimi altri grandi attori italiani. Lavorare con Pino mi ha arricchito non poco perché lui ha scritto e diretto parecchi film, fa anche il doppiatore (è, ad esempio, la voce di Jim Carrey in “The Mask” e in “Scemo & più scemo”), quindi è un uomo di spettacolo con una cultura enorme, dalla quale ovviamente ho attinto più che potevo. E poi i due cortometraggi più recenti, “E la vita continua” del 2012, con Cesare Bocci, Pietro De Silva, Ludovico Fremont, Ricky Tognazzi, Laura Lattuada e tanti altri, e “Io...Donna” del 2014, con Margherita Buy, Sergio Rubini e Massimo Wertmuller... Due progetti “cinematografici” totalmente differenti dal tipo di lavorazione del documentario precedente, perché lì il lavoro era basato su interviste e tanto materiale di repertorio, qui invece si parla di piccoli film, quindi messa a sync del materiale video e audio, pre-mix e mix audio finale, e soprattutto scelte registiche ben precise e collaborazione stretta col montatore, scambio di idee, e il piacere di vedere grandi attori recitare. Un'esperienza indimenticabile, anche perché mi sono ritrovato a collaborare con tanti professionisti del settore, dal direttore della fotografia al montatore del suono, dal colorist al titolista. Ringrazio ancora Pino per avermi dato questa opportunità. Con “E la vita continua” siamo anche approdati a Venezia per una proiezione speciale. Ho insomma vissuto l'esperienza di realizzare un piccolo film dalle riprese alla proiezione finale col pubblico, e per me e stata la realizzazione di un sogno, anche se in realtà in passato avrei desiderato fare regia. Ma la regia non è una passeggiata.

 

Nel 2007 hai girato, infatti, il tuo primo cortometraggio. Montandolo scopri il montaggio e scoppia la scintilla. Cosa ti piace di questo lavoro? Cosa ti ha spinto a studiare proprio questo aspetto del cinema e della televisione?

 

Ho realizzato un cortometraggio quasi per gioco, con una telecamerina e con degli amici, però mi sono divertito, soprattutto in fase di scrittura della sceneggiatura e in fase di montaggio. L'ho realizzato quasi come fosse un'esercitazione, fondamentale perché ho capito che fare la regia è uno dei lavori più difficili al mondo. In più ero da solo, e il cinema non è possibile farlo da solo. Il montaggio invece sì, si può fare anche da solo. Per una questione caratteriale, probabilmente ho scelto di fare montaggio, perché non sopporto il caos e tanta gente attorno. Tendo sempre a fare ordine, e se ci pensi bene il montaggio fa ordine. E' come una seconda regia, ma più controllata, oserei dire più “salutare” rispetto alla regia. Ma la vera scintilla, quella che mi ha fatto letteralmente innamorare di questo lavoro, nasce molto prima della realizzazione di questo corto: quando ho visto per la prima volta “Apocalypse Now”, in particolare l'inizio del film, poco prima che al capitano Willard (Martin Sheen) venga affidata la missione . C'è dentro tutto il film, la musica è perfetta, le dissolvenze incrociate indispensabili. Tutto è perfetto. E' lì che inconsciamente ho deciso di dedicarmi al montaggio. E poi ripeto, per una questione caratteriale trovo che il montaggio sia più congeniale a me, alla mia personalità.

 

Veniamo al presente. Dal 2013 lavori come montatore per il celebre programma tv “Le Iene”. Sei stato mandato dall’Accademia di Cinema Griffith per un periodo di prova, e ti sei guadagnato in tempi brevissimi un contratto. Ci aiuti a capire che cosa fa un montatore televisivo?

 

Eh, bella domanda. In realtà anche in tv si crea più o meno lo stesso rapporto che c'è tra regista e montatore nel cinema. In particolare, a “Le Iene”, lavoro quasi sempre assieme all'autore del servizio che sto montando, e l'autore è una sorta di “regista” di un piccolo pezzo giornalistico. Ci si confronta sugli argomenti trattati nel servizio, e insieme si crea un discorso semplice, diretto.

 

E’ un lavoro full time? E’ un lavoro a lungo termine? Insomma, lo timbri il cartellino, o no? Sto scherzando, quello che vorrei capire è come si svolge la giornata tipo di un montatore televisivo e se la tv offre più garanzie di lavoro rispetto al cinema… 

 

Hahahaha, macché cartellino... è un lavoro full time e “full day”, nel senso che devi dare la tua disponibilità sette giorni su sette (ma non per questo si lavora sette giorni su sette). È un lavoro, si spera, a lungo termine, e quindi si spera che il programma duri più a lungo possibile. Ad ogni modo la mia giornata tipo è questa: in primis, non appena mi viene consegnato il materiale girato del servizio, lavoro da solo, facendo un premontato relativamente breve, eliminando quindi sporcature e pause inutili, poi interviene l'autore, e con lui si sceglie la struttura che il servizio deve avere. Quindi come un puzzle, si spostano le varie clip relative ai vari argomenti che il servizio tratta, in modo tale da creare un nesso logico tra le domande degli inviati e le risposte degli intervistati. Il linguaggio televisivo, ovviamente, è diverso dal linguaggio cinematografico. In tv tutto deve essere chiaro, semplice, la tv la guardano tutti e quindi il servizio giornalistico deve “arrivare” a tutti, deve essere compreso da tutti; nel cinema invece, a volte ci si può permettere anche una fusione di immagini criptiche, dialoghi più complessi, montaggi più elaborati. In tv poi ci sono quasi sempre tempi di consegna strettissimi. Ad esempio, ti capita di dover montare un servizio anche un giorno prima della messa in onda del servizio stesso - a volte anche il giorno stesso, ma solo in casi di estrema urgenza. Quindi, devi essere super-organizzato. Sto parlando di organizzazione del materiale nel senso più tecnico. L'organizzazione del materiale girato equivale a velocità di esecuzione, quindi è strettamente collegata alla consegna in tempo del servizio giornalistico. È abbastanza dura, ma si sopravvive. Penso comunque che la tv offra sicuramente più possibilità di lavoro rispetto al cinema, anche perché ritengo, come ho detto prima, che il linguaggio televisivo sia più “semplice” del linguaggio cinematografico, e quindi più accessibile. Nel cinema, non basta saper usare un software di montaggio. Devi avere una “cultura dell'immagine” ampia, e una cultura di base in generale, conoscere la musica, la pittura, la letteratura, il cinema stesso.

 

Un’esperienza importante e, immagino, altamente formativa. Ti resta il tempo di dedicarti ancora al cinema?

 

Poco purtroppo. Però non appena ho giorni di riposo, mi dedico al mio amato cinema. Cerco di guardare più cose possibili, recupero film e serie tv che magari mi sono perso, ma ovviamente non riesco più a vedere quei due, tre film al giorno che vedevo quando studiavo. Quindi il cinema è sempre nei miei pensieri, continuo a seguirlo, a studiarlo. La tv mi sta dando da vivere, ma il cinema è evidentemente un'altra cosa... ed è una cosa bella.

 

Cosa ti auguri per il tuo futuro lavorativo? 

 

Mi auguro di incontrare sempre gente che sappia fare il suo lavoro. Perché solo così puoi fare bene il tuo. Fino ad oggi, posso dire di essere stato fortunato.

 

BIO/FILMOGRAFIA 

 

Nel 1998, mi trasferisco a Roma per studiare lettere, ma il mio sogno è la regia cinematografica. Scrivo qualcosa, prevalentemente corti. Intanto, faccio indigestione di film. Mentre studio, nel 2001 conosco il regista polacco Krzysztof Zanussi e in estate vado in Polonia, rimanendo un mese sul set di un suo film mai uscito in Italia, “Suplement”. Continuo a studiare e a guardare film, nel 2005 mi laureo in lettere e subito dopo inizio a lavorare per una web radio interamente dedicata al cinema: Radiocinema. Nel 2007 scrivo e giro un corto a costo zero. Lo monto. Ed è qui che scopro che il montaggio mi piace, e molto. Così, mi iscrivo all’Accademia di Cinema Griffith. Al termine degli studi in Accademia, dove mi diplomo in Montaggio, collaboro per un periodo con il pittore Caio Gracco, e monto il suo mediometreggio documentario "Così ci vogliono". In seguito, conosco l'attore, regista e doppiatore Pino Quartullo. Per lui monto un documentario su Gigi Proietti, e due corti ("E la vita continua" e "Io donna"), uno dei quali presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Continuo a montare cortometraggi, alcuni vincitori di premi, e un film indipendente, "Amigdala", di un regista esordiente, purtroppo mai uscito nelle sale. Nel 2013, inizio a lavorare come montatore per il programma televisivo "Le Iene".

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