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Corso di Fotografia per il Cinema e la TelevisioneAttrezzatura da cameraman: camera, ottiche, audio e luce. Cosa serve davvero per iniziare nel videomaking senza spendere troppo.
Meno è meglio, almeno all’inizio. Chi si avvicina al mondo del video spesso pensa il contrario, ritiene che senza una ricca attrezzatura non gli sarà possibile girare neppure una ripresa decente.
La verità è un’altra: nessun cameraman professionista ha iniziato con molta attrezzatura e quella che aveva a disposizione non era perfetta. Accumulare strumenti non significa saperli usare e non significa siano necessari ad inizio carriera.
Vediamo nel dettaglio cosa serve davvero per iniziare.
La prima necessità di un cameraman è la camera, ma quale scegliere? Quanto spendere?
La prima camera serve a tradurre un’idea in immagini, non a definirne il valore. Per iniziare è più che sufficiente una camera che permetta di controllare manualmente l’esposizione, che offra un’immagine pulita e affidabile e che inviti il cameraman a sperimentare. Non importa se è l’ultimo modello o uno di qualche anno fa: ciò che conta è imparare a conoscerla davvero, capire come reagisce alla luce, come gestisce i colori, come “respira” nei movimenti.
Se la camera registra, le ottiche insegnano a vedere. Cambiare obiettivo significa cambiare punto di vista, relazione con il soggetto, distanza emotiva.
All’inizio non ne serve una collezione. Anzi, avere troppe lenti può confondere. Un’ottica versatile e una fissa luminosa sono più che sufficienti per raccontare moltissime storie. Ti obbligano a muoverti, a scegliere l’inquadratura con più consapevolezza, a pensare prima di premere “rec”.
Solo il tempo dirà ciò di cui si ha bisogno, attraverso quale lente guardare il proprio mondo.
C’è un momento preciso in cui chi inizia a fare video capisce l’importanza di un treppiede: quando rivede le proprie riprese.
Un’inquadratura stabile non è solo una questione tecnica, è una questione di linguaggio. Comunica controllo, intenzione, professionalità. Anche il movimento, per funzionare, ha bisogno di una base solida. Un buon treppiede con testa fluida non serve a “fare meno fatica” ma a pensare meglio il movimento, a dare ritmo e direzione all’immagine, ad approcciarsi ad essa in maniera professionale.
L’audio conta quanto il video. Un’immagine può essere imperfetta, ma se l’audio è chiaro e pulito lo spettatore resta. Se l’audio è scadente, invece, l’attenzione crolla immediatamente.
Un microfono esterno, anche semplice, cambia radicalmente la qualità del lavoro, costringe a pensare allo spazio, alla distanza, all’ambiente. Rende più attenti a ciò che accade fuori dall’inquadratura.
Ed è lì che il cameraman inizia davvero a diventare tale: quando capisce che il video non è solo ciò che si vede.
La luce non è solo qualcosa da aggiungere, spesso è qualcosa da capire.
All’inizio è facile pensare che servano fari potenti, set complessi, accessori professionali. In realtà, ciò che serve è “occhio”.
Una o due luci LED sono più che sufficienti per imparare come la luce modella i volti, come crea profondità, come cambia l’atmosfera di una scena. Ma, ancora prima delle luci artificiali, c’è la luce naturale: finestre, ombre, riflessi, orari della giornata.
Chi impara a leggere la luce con pochi mezzi, poi saprà usarne molti senza perdersi e con controllo.
Ci sono poi quegli elementi che sembrano secondari, finché non mancano: schede di memoria affidabili, batterie cariche, una borsa comoda.
Non fanno “scena” ma tengono in piedi le riprese reali.
Il lavoro sul campo è fatto anche di praticità, organizzazione, attenzione ai dettagli. E queste cose, spesso, distinguono un amatore da qualcuno che sta facendo sul serio.
Iniziare come cameraman non significa dimostrare quanto si è speso in attrezzatura. Significa costruire un rapporto con gli strumenti, imparare ad usarli per raccontare qualcosa, sbagliare e migliorare. Poca attrezzatura, ma scelta bene, può regalare una grande libertà, perché permette di concentrarsi su ciò che conta: l’immagine, la luce, il suono, la storia. Il resto arriverà col tempo.