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"Scrivere sceneggiature". Il nuovo libro di Cristina Borsattitutti gli articoli

10-11-2020

In libreria e in formato e-book.

A due anni dall’uscita di "Scrivere per il cinema e la televisione", il suo primo libro dedicato alla sceneggiatura cinematografica e televisiva, la story editor e sceneggiatrice Cristina Borsatti (docente del corso di sceneggiatura dell’Accademia Griffith) torna in libreria con un secondo volume che affronta e amplia l’argomento.

Si intitola Scrivere sceneggiature. Dal grande al piccolo schermo, uscirà in libreria e in formato e-book il 26 novembre ed è idealmente dedicato alle donne che scrivono con gli occhi, citando l’indimenticabile sceneggiatrice italiana Suso Cecchi D’Amico, ovvero alle donne che fanno questo mestiere.
Se "Scrivere per il cinema e la televisione" nasceva dall’ambizione ideale di fornire le basi di questa affascinante e complicatissima forma di scrittura, questo nuovo volume aspira ad approfondirlo in chiave contemporanea, gettando luce sulle tendenze del presente, un presente della scrittura per immagini che l’autrice definisce rivoluzionario.

L’abbiamo incontrata e per prima cosa le abbiamo chiesto di parlarci di questa “rivoluzione”…

Parto dal presupposto che è sempre difficile parlare del presente, ma è indubbio che un vento nuovo stia soffiando sui copioni cinematografici e televisivi di mezzo mondo. I film sbarcano ancora al cinema, le serie in tv, ma sono entrati con forza anche nuovi protagonisti in streaming, operatori che distribuiscono contenuti audiovideo tramite connessione internet, produttori e distributori allo stesso tempo che sono rapidamente entrati nel mercato, non senza conseguenze.

Per gli sceneggiatori rappresentano un’opportunità?

Non c’è dubbio. I loro palinsesti infiniti hanno fame di storie. Per gli sceneggiatori l’avvento dei servizi di streaming a pagamento rappresenta più un’opportunità che un ostacolo e le storie godono di ottima salute. Ovviamente, non mancano effetti più o meno immediati sugli altri mezzi espressivi (cinema e televisione in testa) e sulle esigenze del pubblico. Gli sceneggiatori oggi devono tenerne conto.

Tra questi effetti c’è quello che definisci il trionfo della serialità. Per questo dedichi la prima parte del volume alla scrittura in serie?

Ci sono ancora i film, ma stiamo assistendo ad un vero e proprio trionfo delle serie. Gli sceneggiatori devono adattarsi ai tempi e al contesto. Oggi, e probabilmente domani, anche quelli abituati a scrivere film da mostrare sul grande schermo devono, e dovranno, misurarsi con schermi molto più piccoli e con dinamiche seriali. Le possibilità sono tante, tra televisione a palinsesto, internet e “saghe” cinematografiche. Serie, serial, serie episodiche e serializzate, sitcom vecchia maniera o modernissime… Nel volume tento una classificazione, con tanto di schemi strutturali per ogni formato.

Molti esempi e consigli pratici. Dal primo al secondo volume l’obiettivo non cambia, è sempre permettere al lettore di avvicinarsi al mestiere e scrivere qualcosa che funzioni. È così?

Si tratta di manuali. Il lettore ideale è sempre un potenziale sceneggiatore. Li ho scritti pensando ai miei giovani studenti di cinema, tentando di non dare nulla per scontato. Il loro obiettivo è pratico, insegnano a scrivere sceneggiature e, spero, a farlo nel migliore dei modi.

Nel tuo nuovo libro, diviso in tre parti, la seconda è dedicata all’adattamento. Anche qui il discorso non è teorico, elenchi e spieghi cosa e come fare…

Ci ho provato, ma l’adattamento è una brutta “bestia”. Naturalmente, sto scherzando. Diciamo che è una pratica molto diffusa e altrettanto complessa. Sono convinta che nel contesto attuale il riuso sia all’ordine del giorno. Gli sceneggiatori devono giocare la partita su più scacchiere, conoscere diverse forme espressive e spesso misurarsi con l’adattamento. Mi sono concentrata soprattutto sul passaggio dal letterario al filmico. Mi ha permesso di elencare le principali operazioni che permettono di dar vita ad un potenziale nuovo adattamento. Dalla drammatizzazione alla variazione, dalla sottrazione all’espansione… Sono tante e sono ancora di più se si desidera fare di un film una serie. Spero di essere stata chiara, la fedeltà assoluta al testo di partenza è un freno, l’adattamento è trasformazione e implica grandi competenze. Ci vogliono anche per trasformare un evento storico o la vita di una persona in un film o in una serie. E in tempi di fame di realtà, capita sempre più spesso.

Chiude il volume l’infrazione alle regole. Anche qui il presente la fa da padrone. Dopo aver analizzato la struttura classica e le strutture moderne, elenchi quelle contemporanee nella speranza che anch’esse vengano infrante. Andare oltre è possibile?

È sempre possibile, ed è una delle cose più stimolanti di questo mestiere. Ho fatto la story editor per oltre vent’anni. Ho letto sceneggiature bruttissime, piene di errori. Altre volte mi sono capitati tra le mani script emozionanti e corretti da tutti i punti di vista. Qualche volta, ho avuto la fortuna di imbattermi in oggetti strani, capaci di funzionare meravigliosamente uscendo dagli schemi. Bisogna essere molto bravi per infrangere una regola che funziona dalla notte dei tempi, è necessario farlo solo se ci aiuta a raggiungere il nostro obiettivo narrativo, non per essere “moderni” a tutti i costi. Ho deciso di parlare del presente e delle sue strutture (corali, multilineari, episodiche e in grado di moltiplicare i piani di realtà) per permettere al lettore di misurarsi con esse, ma anche nella speranza che possa infrangerle, regalandoci qualcosa di completamente diverso e che, comunque, metta sempre al centro il piacere dello spettatore.

 

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