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Intervista a Martina Raso, ex allieva e promettente montatricetutti gli articoli

Intervista a Martina Raso

21-11-2019

Martina Raso, classe 1992, è una giovane e promettente montatrice.

Martina Raso, classe 1992, è una giovane e promettente montatrice. Ha montato cortometraggi, documentari e videoclip e in soli quattro anni dagli studi in Accademia si è fatta conoscere e apprezzare dalle principali società di produzione televisive italiane. L’abbiamo incontrata e ci ha raccontato come sono andate le cose.

Perché ha scelto proprio il montaggio?

Ho scoperto la bellezza del montaggio durante gli anni del DAMS. Ho cominciato a fare i miei primi esperimenti con alcuni semplici software e la cosa mi dava particolare piacere. Mettere in sequenza anche solo tre fotografie con una musica sotto mi entusiasmava e mi divertiva molto. Così, dopo aver terminato la triennale al Dams, ho deciso di imparare la pratica del montaggio e quindi ho cercato un'accademia che facesse al caso mio. Nel 2014, mi sono iscritta all’Accademia di Cinema e Televisione Griffith.

Cos’è successo al termine degli studi?
Grazie all’Accademia, sono stata contattata, assieme ad alcuni miei compagni, dalla casa di produzione televisiva Stand By Me, dove ho iniziato a lavorare come logger, insomma dovevo semplicemente trascrivere delle interviste partendo da un file audio. Ma, in seguito, mi hanno offerto la possibilità di lavorare come assistente al montaggio, e da lì è iniziato tutto.

Ci spieghi cosa fa un assistente al montaggio?
Si tratta di un mestiere che ha una componente molto tecnica alla base. L’assistente al montaggio organizza tutto il materiale necessario perché venga poi lavorato dal montatore e poi dal finalizzatore. La componente organizzativa è un aspetto che mi è sempre piaciuto molto e che mi riesce bene, per indole personale e per caratteristiche che mi sono sempre appartenute, come la buona memoria e la capacità di mettere ordine.

Tra le società con cui hai lavorato ci sono anche Magnolia e Ballandi Multimedia, tra le più importanti nel settore. Come ti sei avvicinata a queste realtà? Funzionano capacità e passaparola?
Da quando a Stand By Me mi hanno offerto di collaborare al primo programma, non ho più smesso di lavorare proprio grazie al passaparola. Bisogna dimostrare tanto, ma poi le cose accadono e si creano reti di rapporti con montatori, produttori e registi. I professionisti passano spesso da un’azienda all’altra e portano con loro le persone con cui hanno lavorato bene.

Quali requisiti deve avere chi decide di iniziare il tuo lavoro?
Sarà banale dirlo, ma la prima cosa è, e sempre sarà, la passione. Quando si parla di un mestiere artistico se la motivazione che ti spinge a farlo è quella del mero guadagno il risultato non sarà mai vincente al 100%. È necessario non arrendersi al primo ostacolo o il primo no. E poi ci vogliono costanza, attenzione, scrupolosità verso i dettagli e precisione.

In più occasioni ti è stato assegnato l’incarico di montatore junior. Di che cosa si occupa?
Non si tratta di un vero e proprio ruolo, diciamo che vengono chiamate così le persone che sono a cavallo tra l'assistente al montaggio e il montatore e che stanno tentando, come me, di fare il fatidico "passaggio".

"Passaggio" che in questi anni hai più volte fatto nel cinema. È così?
Per quanto sia stimolante, la parte tecnica non è mai stata il mio principale obiettivo. Trovo da sempre molto più appagante la parte creativa che c'è nel mestiere del montatore. Dal 2015 al 2019 ho montato diversi cortometraggi e videoclip. Quando ho frequentato l’Accademia Griffith, ho conosciuto molti giovani professionisti con cui ho stretto grande amicizia. È soprattutto con loro che ho realizzato i corti, alcuni dei quali selezionati in importanti festival italiani.

Come montatrice hai lavorato anche al videoclip "Sense of unrest" per il cantante Circlelight, vincitore del premio "miglior testo" al festival Tulipani di seta nera a Roma… Quanto è importante il montaggio in un videoclip?
In un videoclip il montaggio è fondamentale. Il videoclip è una delle tipologie di video che ti dà maggiore libertà di espressione a livello artistico e ti dà grande possibilità di sperimentazione. Il montaggio nel videoclip è di vitale importanza perché è quello che scandisce il ritmo e che adatta le immagini alla musica. Il festival Tulipani di seta nera mi ha dato un’emozione incredibile. Era la prima volta che vedevo proiettato un mio lavoro in una sala importante come il Barberini. E poi è stato anche premiato, davvero una grande soddisfazione.

Recentemente, hai curato il montaggio del documentario "Veleno - non potevo far finta di niente: la vittoria di Michele Liguori", prodotto dalla CGIL Campania. Come hai incrociato la regista Rosaria Della Ragione, anche lei uscita, ma qualche anno dopo di te, dall’Accademia Griffith? Ci parli di questa esperienza?
Lavorare al documentario "Veleno" è stata un'esperienza bellissima. Ho conosciuto Rosaria Della Ragione tramite un'amica in comune, anch'essa uscita dalla Griffith, e si è accesa subito una scintilla, ci siamo trovate immediatamente in sintonia e abbiamo lavorato duramente fianco a fianco con quell'affiatamento e quella grande passione che ci accomuna. È stata una preziosa scoperta e sicuramente faremo altre cose insieme. Sono stata felicissima di partecipare a questo progetto, era la prima volta che mi approcciavo al genere documentario, mezzo straordinario per trasmettere emozioni e messaggi. La tematica di “Veleno” stava particolarmente a cuore sia a me che a Rosari,a per il nostro vissuto personale, e sono molto soddisfatta del risultato finale. Spero che anche il pubblico possa apprezzarlo. È già stato proiettato a Napoli e allo Slow Film Fest di Roma, e stiamo cercando altri festival perché possa essere visto da più gente possibile.

BIO-FILMOGRAFIA DI MARTINA RASO
Martina Raso nasce a Gioia Tauro, un paese in provincia di Reggio Calabria, nel 1992 e si trasferisce a Roma nel 2010. Dopo la Laurea, si iscrive all’Accademia di Cinema e Televisione Griffith, con indirizzo montaggio e regia, dove si diploma nel 2015. Nello stesso anno comincia a lavorare per la società di produzione televisiva Stand by me, come logger e successivamente come assistente al montaggio (“Alta infedeltà”, “Malattie misteriose”, “Coppie in attesa”, ecc.). In qualità di assistente al montaggio lavora per le principali case di produzione televisive italiane, tra cui Magnolia e Ballandi Multimedia, occupandosi di noti programmi tv (“Dance dance dance” e “Cuochi e fiamme”, ecc.). Nel frattempo, realizza vari cortometraggi in qualità di montatrice, presentati a importanti festival italiani. Nel 2018 monta il videoclip “Sense of unrest” per il cantante Circlelight, vincitore del premio “miglior testo” al festival Tulipani di seta nera a Roma. Nel 2019 realizza il documentario “Veleno - Non potevo far finta di niente: la vittoria di Michele Liguori” di Rosaria Della Ragione, in qualità di montatore, su commissione della CGIL Campania.

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