Contattaci
Scrivici un messaggio su whatsapp al numero +39 3755065027
Fissa un appuntamento in sede
Chiamaci al numero fisso +39 06 70306587
Corso correlato
Corso di Regia per il Cinema e la TelevisioneEx allievi Griffith, Vincenza Passarelli e Constantin Rusu raccontano Tersite Film: distribuire cortometraggi, festival e nuove voci.
In pochi anni, dopo l’esperienza all’Accademia di Cinema e Televisione Griffith, dove hanno studiato Regia e Sceneggiatura, Vincenza Passarelli e Constantin Rusu hanno dato vita a Tersite Film, società di produzione e di distribuzione che si sta facendo notare nel panorama italiano. Sceneggiatura e Regia restano la prima passione, ma hanno molto da raccontarci anche sul fronte produttivo e distributivo. Già il nome della loro società ci dice molto di questi due giovani professionisti, richiamando un personaggio dell'Iliade ben lontano dall'idea classica dell'eroe. Il resto lo abbiamo chiesto a loro e li abbiamo intervistati.
CONSTANTIN RUSU: Tersite Film è nata nel 2021. Mossi dall’attitudine sognatrice tipica della giovane età, da una discreta dose di incoscienza e dal desiderio di vedere i nostri progetti artistici prendere immediatamente forma, ci siamo lanciati dapprima nella produzione di piccoli progetti low-budget, per poi prendere la strada della distribuzione di cortometraggi e documentari indipendenti.

CONSTANTIN RUSU: La scelta di focalizzarci sulla distribuzione è stata motivata principalmente dal desiderio di creare uno spazio di possibilità per quelli come noi, registi e produttori emergenti, desiderosi di investire tempo, risorse ed energie sui propri progetti senza lasciarli appassire in un hard disk, esplorando l’infinita rete di possibilità che il settore dei festival di cinema offre anche e soprattutto al di fuori dei soliti nomi noti. Il nome stesso, Tersite, richiama un personaggio dell'Iliade che si trova ai margini, descritto nel poema come brutto, meschino e privo di qualità, ben lontano dall'idea classica dell'eroe. Tersite però, opponendosi alla “dittatura degli eroi”, viene rivalutato in epoca moderna come simbolo di libertà e autoaffermazione. È un riferimento che rappresenta bene la nostra etica lavorativa: dare attenzione e valorizzare anche e soprattutto le nuove voci, quelle che più faticano a trovare il loro spazio.
VINCENZA PASSARELLI: Distribuire un cortometraggio significa fare molto più che inviarlo a dei festival. Significa innanzitutto studiare l’opera, comprenderne l’identità e il potenziale pubblico, individuare i festival più adatti, costruire una strategia e seguirne il percorso nel tempo. Ogni film ha una propria identità e, per questo, non esiste una strategia valida per tutti. È un lavoro che richiede una conoscenza ampia e aggiornata del panorama festivaliero nazionale e internazionale. Conoscere davvero un’opera significa andare oltre la sua semplice visione: significa comprenderne linguaggio, temi, pubblico e possibilità, per poterla collocare negli scenari più adatti e costruire un percorso coerente intorno ad essa.

VINCENZA PASSARELLI: Proprio così. Oggi Tersite porta questa esperienza anche nella distribuzione festivaliera e theatrical di film e documentari, con l’obiettivo di accompagnare le opere fino alle sale cinematografiche e di ampliare il lavoro sviluppato negli anni con i cortometraggi, estendendolo anche alle opere di più lunga durata.
CONSTANTIN RUSU: Fra cortometraggio e lungometraggio cambia tutto. Dai tempi di realizzazione, ai budget, a strategie e scopi di un’eventuale distribuzione. Nel cortometraggio la prima cosa che si fa quando si deve produrlo, il più delle volte, è guardare il proprio conto bancario e capire se si hanno le possibilità e, in caso contrario, si cercano finanziamenti e alleanze per portare a termine il lavoro. Nel lungometraggio la prima cosa che si fa è vedere quali fonti di finanziamento sono disponibili e, in assenza di esse, si pazienta fino al momento giusto. Nella distribuzione di un corto la cosa più importante è convincere il selezionatore di un festival che il film merita di essere visto fino alla fine, mentre nella distribuzione di un lungometraggio, dopo essere passati per il festival, bisogna convincere gli esercenti che proiettandolo qualche soldino lo possono tirare su. Il documentario si colloca il più delle volte in mezzo fra questi due poli. Un buon documentario può essere realizzato con risorse esigue, a volte con investimenti privati e non necessariamente statali o sovrastatali. Richiede però molto tempo, una conoscenza assoluta di una determinata materia, l’individuazione di una giusta tematica, tanta ricerca e anni di sacrificio (il più delle volte non retribuiti). Questo genere può portare tanta soddisfazione nei festival, anche grandi, ma raramente riesce a trovare spazio nella programmazione delle sale o su grandi piattaforme, dove vengono proposti perlopiù documentari televisivi di divulgazione. Esistono però degli ottimi circuiti alternativi dedicati agli appassionati del genere.
CONSTANTIN RUSU: Sì, ed è uno degli aspetti che più ci piace del nostro lavoro. Grazie a budget di produzione contenuti, la maggior parte dei cortometraggi non nasce con lo scopo di vendere, ma da esigenze squisitamente artistiche, necessità di affermazione e voglia di sperimentare. Per questo chi produce un corto può permettersi di rischiare ingaggiando talenti sconosciuti e dando voce a nuove forme di linguaggio. E noi, nel nostro piccolo, possiamo contribuire a dare la giusta visibilità a questa “new wave”.
VINCENZA PASSARELLI: Il cortometraggio continua certamente a essere uno dei principali strumenti attraverso cui un giovane autore può farsi conoscere, seppur non crediamo sia un passaggio obbligato verso il lungometraggio. Un corto può avere una propria autonomia artistica e rappresentare un’opera compiuta, capace di trovare un pubblico e di costruire un percorso indipendente. Il problema è che, ancora oggi, il cortometraggio ha una circolazione commerciale molto più limitata rispetto al lungometraggio. Questo, però, non significa che non abbia un valore economico o professionale. Esistono festival che prevedono premi in denaro, ma il valore di un percorso festivaliero va spesso oltre il risultato economico immediato. Partecipare ai festival significa entrare in contatto con professionisti, autori, produttori, distributori e altre realtà del settore. Si costruisce una rete di relazioni e, soprattutto, si accumula un patrimonio di esperienze e conoscenze che può diventare importante per il percorso professionale di un autore. Probabilmente il cambiamento arriverà anche grazie alla capacità di immaginare nuove modalità di fruizione e di distribuzione. Il pubblico oggi è molto più abituato a confrontarsi con contenuti di durata e formati diversi rispetto al passato, e questo potrebbe rappresentare un’opportunità per il cortometraggio. La sfida sarà riuscire a trasformare questa maggiore elasticità del pubblico in nuovi spazi di visibilità e in modelli di distribuzione capaci di riconoscere al corto un valore non soltanto artistico, ma anche professionale ed economico.
CONSTANTIN RUSU: Nell’epoca delle piattaforme a basso costo e degli eventi cinematografici gratuiti, anche film prodotti con investimenti consistenti faticano a trovare canali di vendita adeguati e le sale (per i pochi e fortunati film che ci arrivano) raramente fanno grandi numeri. Questo porta gli esercenti, giustamente, a chiudere sempre più le porte al cinema d’autore e alle nuove voci, privilegiando la certezza commerciale per potersi sostenere. Il risultato? Chi è già affermato continua a vendere, mentre chi deve affermarsi fatica sempre più a trovare spazio e a commercializzare il proprio lavoro. In questa situazione così complessa è molto difficile anche solo immaginarsi un potere commerciale per il cinema breve. Forse una speranza risiede nei social network, nella loro natura “mordi e fuggi” in continua evoluzione, ma non ci riporrei troppe speranze.
VINCENZA PASSARELLI: È cambiato soprattutto il modo in cui il pubblico accede ai contenuti. Le piattaforme hanno abbattuto alcune barriere geografiche e reso possibile raggiungere spettatori che, in passato, sarebbero stati molto più difficili da intercettare. Per il cinema indipendente, però, essere online non significa automaticamente essere visibili. Anzi, l’enorme quantità di contenuti oggi disponibili rende ancora più importante il lavoro di selezione, promozione e costruzione di un pubblico. Essere presenti su una piattaforma è soltanto il primo passo: bisogna riuscire a farsi trovare e, soprattutto, a creare un rapporto con gli spettatori. Il festival, la sala e l’incontro diretto con gli autori continuano quindi ad avere un ruolo fondamentale. Il confronto dal vivo rimane centrale perché permette al cinema di tornare ad essere un’esperienza condivisa, non soltanto un contenuto da guardare individualmente. Naturalmente esistono anche piattaforme online che accolgono opere brevi e possono offrire ulteriori possibilità di visibilità e circolazione. Ma, nella maggior parte dei casi, queste opportunità non si traducono necessariamente in un ritorno economico significativo. È un problema che riguarda, in forme diverse, anche il cinema più strutturato: persino per i lungometraggi, infatti, la presenza sulle piattaforme più conosciute non garantisce automaticamente una reale sostenibilità economica. Per questo crediamo che oggi sia importante non contrapporre sala e piattaforme, ma pensare ad una distribuzione capace di utilizzare entrambi i canali, individuando per ogni opera il pubblico e il percorso più adatti.
VINCENZA PASSARELLI: Diremmo innanzitutto di non pensare al cortometraggio soltanto come a un biglietto da visita per arrivare al lungometraggio. Un corto può essere un’opera compiuta, con una propria autonomia e una propria identità. Può essere visto come una vera e propria palestra creativa: un modo per mettere alla prova la propria capacità di raccontare e di comunicare qualcosa al pubblico attraverso un tempo limitato. Ed è proprio questa una delle difficoltà maggiori del formato breve: riuscire a costruire un racconto efficace avendo a disposizione molto meno tempo rispetto a un lungometraggio. Consigliamo poi di curare molto la scrittura e di cercare una forma coerente con ciò che si vuole raccontare. Avere una buona storia e curare il suono nel modo migliore possibile sono già due elementi che possono determinare gran parte della qualità dell’opera. Questo non significa che la fotografia non sia importante, ma che non è necessariamente necessario disporre di una macchina da presa sofisticata per realizzare un buon film. Spesso è più importante sapere come utilizzare al meglio gli strumenti che si hanno a disposizione.
Un altro consiglio è quello di vedere tantissimi film. Non soltanto quelli più famosi o quelli che assomigliano al proprio progetto, ma anche cinema indipendente, sperimentale e documentario. Guardare il lavoro di autori meno conosciuti può essere un modo per scoprire linguaggi e possibilità narrative nuove, entrando in contatto con un cinema meno commerciale e più libero. E, naturalmente, bisogna vedere molti cortometraggi: conoscere il formato, la sua storia e le diverse forme che può assumere è fondamentale per imparare l’arte del breve. Infine, bisogna avere pazienza. Il percorso festivaliero può essere lungo e un rifiuto non dovrebbe essere interpretato come un giudizio definitivo sul proprio lavoro. Le ragioni per cui un’opera viene selezionata e un’altra no sono molteplici e non dipendono necessariamente dalla qualità del film.
CONSTANTIN RUSU: Tersite nasce come casa di produzione, per poi prendere una direzione principalmente distributiva. Nonostante questo la nostra attività come produttori non si è mai arrestata, anzi nell’ultimo anno si è intensificata. Abbiamo prodotto Zaytun – Fuori Campo, cortometraggio documentario che ho diretto insieme ad Alice Corte, ambientato nel campo profughi palestinese di Shatila; e Constantin di Bessarabia, una co-produzione internazionale Italia e Repubblica di Moldova. Anche questo lungometraggio documentario è stato diretto da me e dopo aver partecipato a vari festival italiani ed europei è disponibile sulla piattaforma di cinema del reale OpenDDB.

E poi ci sono i cortometraggi Riproduzione casuale di Luigi Russo e Vivo di Luca Perrone, entrambi co-produzioni, che sono appena usciti e che ci auguriamo riescano a raggiungere ottimi traguardi.

CONSTANTIN RUSU: Il consiglio che mi sento di dare da giovane produttore agli aspiranti colleghi è quello di fare rete, tanta rete e tanto networking. Partecipare agli eventi cinematografici, soprattutto quelli settoriali dedicati al cinema breve e di aprirsi alle nuove collaborazioni, senza rimanere ancorati ai propri progetti e alla propria idea di cinema. Nell’epoca dei tagli alla cultura, l’unica possibilità per esistere (e resistere) è quella di associarsi e aiutarsi vicendevolmente.

VINCENZA PASSARELLI: Un festival nasce innanzitutto dalla necessità di creare un luogo di incontro. Guardare un film significa per noi vivere un’esperienza collettiva, un’occasione di confronto tra autori, pubblico e operatori. Volevamo fortemente creare un “salotto” in cui chiunque potesse sentirsi benvenuto, indipendentemente dal proprio background o dalle proprie possibilità economiche. Emisferi – Festival del Cinema di Ciampino nasce nel 2022 con l’idea di portare in sala lungometraggi, documentari e cortometraggi di autori emergenti e di creare uno spazio per quelle opere che spesso incontrano difficoltà a trovare una collocazione nei circuiti distributivi tradizionali ingiustamente selettivi. Quanto a quel “ribelle” non significa semplicemente provocatorio. Significa soprattutto libero. Un cinema che non mette al primo posto la commerciabilità o la quantità di risorse investite, ma la forza di un’idea, la ricerca, la creatività e l’importanza delle tematiche affrontate. Nel manifesto di “Emisferi” parliamo infatti di un cinema audace, innovativo e sperimentale, capace di aprire nuove prospettive e di mettere in discussione i linguaggi consolidati. Un festival che vuole dare spazio a nuove voci senza pretendere che debbano necessariamente conformarsi ad un modello prestabilito. La quinta edizione si terrà dal 27 al 29 novembre presso il Cinema Il Piccolissimo di Ciampino.
VINCENZA PASSARELLI E CONSTANTIN RUSU: Diremmo innanzitutto di non aspettare che qualcuno dica loro che è arrivato il momento giusto per cominciare. E, soprattutto, di ricordare che non è mai troppo tardi per fare cinema. Uscire da un’Accademia significa aver acquisito degli strumenti, non aver già trovato il proprio posto nel mondo del cinema. Bisogna continuare a studiare, vedere film, frequentare festival, conoscere persone, andare sui set e, soprattutto, fare. È attraverso l’esperienza, il confronto e anche gli errori che si costruisce il proprio percorso. Non bisogna avere paura dei piccoli progetti. Un cortometraggio realizzato con pochi mezzi, ma con un’idea forte e una direzione precisa, può essere molto più importante per la propria crescita di un grande progetto rimasto per anni sulla carta. Fare, sperimentare e sbagliare sono parte fondamentale del percorso: è anche così che si impara. Infine, consigliamo di mantenere una mente aperta e di essere disposti a mettere continuamente in discussione la propria visione. Avere un’idea precisa di ciò che si vuole raccontare è importante, ma lo è altrettanto essere disponibili ad ascoltare, confrontarsi e lasciarsi sorprendere da ciò che accade lungo il percorso. Nel cinema, spesso, la propria voce si trova proprio mettendo alla prova le proprie certezze.