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Corso di Sceneggiatura per il Cinema e la TelevisioneCristina Borsatti racconta il legame tra sceneggiatura e produzione, dai progetti di GM Production ai festival di Hollywood e Venezia.
Da oltre vent’anni è docente di Sceneggiatura del corso Annuale dell’Accademia di Cinema e Televisione Griffith. Da sempre, afferma che gli sceneggiatori sono donne e uomini di produzione, lavorando a stretto contatto con i produttori in quelle fasi decisive che si chiamano Sviluppo e Pre-produzione. Sceneggiatrice e story editor, Cristina Borsatti ci ha spiegato che non è poi stato così difficile diventare produttrice, che è stato un passaggio quasi naturale per chi come lei ama i primi passi di lavorazione di un film e che si sente a tutti gli effetti un Produttore Creativo.
Nel 2020 ha fondato la Wuman Visions Production, assieme ad alcune colleghe. Da poco più di un anno è Responsabile di una nuova casa di produzione, la GM Production (vedi reel), e i suoi primi progetti hanno iniziato il loro percorso internazionale
Tra script e produzione, l’abbiamo intervistata per comprendere quanto siano prossimi la scrittura di un film e il mestiere del produttore.
La scrittura resta la prima passione, da sempre. Alcuni mesi fa è uscito al cinema “Finale: Allegro” di Emanuela Piovano, che ho scritto assieme alla regista, a Céline Gailleurd e a Olivier Bohler. Un lungometraggio interpretato da Barbara Bouchet, che ha dato vita ad un personaggio bellissimo, per il quale ha vinto un Nastro d’Argento e il Premio alla Miglior Interpretazione Femminile al Bifest di Bari.
Un film è davvero un lavoro collettivo, ogni tassello conta, si tratta di uno straordinario lavoro di squadra. E tutto nasce da un incontro, quello tra una storia e un produttore che se ne innamora, dunque dall’incontro tra uno sceneggiatore e un produttore. Iniziare a produrre per me è stata un’evoluzione naturale, mi entusiasma molto, soprattutto trovare le storie e i loro autori, aiutarli a mettere al mondo le loro idee e a coltivare il loro talento.
GM Production è stata davvero una sfida per me e per Andrea Cicini (Ceo Founder di Gruppo Matches), una casa di produzione indipendente nata in tempi non facili per il cinema italiano. Siamo partiti dal cinema breve e da alcuni giovani autori, con la voglia di crescere un passo alla volta e di veder crescere loro.
Il primo cortometraggio che abbiamo prodotto è stato “Quinn” di Gianluca Mangiasciutti e Stefano Usberghi (vedi il trailer di Quinn). Racconta la storia di un ragazzo (interpretato dal talentuoso Costantino Seghi) alla ricerca della propria identità sessuale che, dopo aver subito un brutale pestaggio, decide di mettersi sulle tracce del proprio aggressore, portando sul grande schermo il tema della violenza sessuale e dell’identità di genere.
Grazie a Sayonara Film, che lo sta distribuendo, è stato proiettato in numerosi Festival Internazionali e ad agosto all’HollyShorts Film Festival, dove Holly sta per Hollywood, per Sunset Boulevard, per TCL Chinese Theather e dove tutto ha il sapore degli Oscar. Si tratta di un festival importante, uno dei più prestigiosi al mondo tra quelli dedicati al cinema breve, uno dei principali trampolini di lancio mondiale per i registi di corti, evento di qualificazione ufficiale per gli Oscar e BAFTA. Siamo stati l’unico corto italiano in Concorso ed è stata una gran bella soddisfazione.
Il secondo cortometraggio prodotto da GM è stato, invece, “Puca” di Sara Scalera, un racconto ambientato negli anni Novanta in un primo pomeriggio estivo, che mette in scena tre sorelle (interpretate dalle sorprendenti giovani attrici calabresi Annunziata Celeste Vadicamo, Elisa Rosaci e Ludovica Tassoni) alle prese con il mondo dell’infanzia e della prima adolescenza. (vedi il trailer di Puca).
Enorme, direi. “Puca” è stato selezionato in Concorso alla 83ª edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, all’interno della 41ª Settimana Internazionale della Critica (SIC), sezione autonoma e parallela presieduta da Beatrice Fiorentino e organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. Per “Puca” si tratta di un’Anteprima Internazionale, e anche per GM Production è una prima volta: la prima al Festival di Venezia.
Questa Selezione mi rende particolarmente felice, lo sono anche per la regista Sara Scalera, un’autrice giovane e dallo sguardo unico che spero di poter continuare a produrre anche in futuro. Il suo “Puca” è stato realizzato in pellicola ed è stato girato interamente in Calabria, a Palizzi, un luogo magico in provincia di Reggio Calabria. Abbiamo molte persone da ringraziare per questo risultato, ottenuto grazie al sostegno della Calabria Film Commission, dei Produttori Associati Limbo film, Hubris Pictures, Eidos Film, Red Couch Pictures e 8 Production e dei nostri distributori Andrea Trono e Matteo Deliberato di Allegorie Distribution. Rai Cinema ha acquisito i diritti di trasmissione Web e Free TV in esclusiva per l'Italia.
Insomma, questo film breve, che racconta una storia tutta al femminile, già alle sue prime battute ha tutte le carte in regole per regalarci grandi gratificazioni.
Risposta quasi scontata: la fase di sviluppo. Non potrebbe essere altrimenti, ci lavoro da una vita anche se attraverso un altro ruolo, quello di sceneggiatrice e story editor. Trovo entusiasmante veder crescere una storia, poter aiutare gli autori a migliorarla, talvolta scriverla con loro.
Con i giovani ho a che fare da sempre grazie all’insegnamento. Dargli una mano ad intraprendere la strada del cinema mi piace davvero moltissimo e amo potergli offrire un’opportunità.
Credo che questa nuova esperienza a Gm Production mi stia insegnando molto, ho ancora voglia di imparare e, perché no, di portare questo nuovo bagaglio anche in Accademia.
Non perdere mai la propria passione, ce ne vuole davvero tanta, perché è necessario essere motivati e instancabili. Ci vuole studio, servono competenze, come in tutte le professioni del cinema. Per questo ritengo che le accademie di cinema siano importanti, accelerano l’apprendimento e permettono di entrare in contatto con il mondo del cinema e della televisione. Consiglierei di non sentirsi mai arrivati, c’è sempre tanto da imparare, ogni esperienza ti insegna qualcosa. E di provare sempre un gran rispetto nei riguardi di ogni figura professionale con cui si ha a che fare. Il cinema è un lavoro di squadra, è difficile sempre quantificare l’apporto di ogni professionista. Sono tutti essenziali.
Come produttori, io e Andrea Cicini stiamo sviluppando e producendo progetti più “grandi”. Stiamo, ad esempio, lavorando ad un docufilm dedicato ad un campione sportivo, Andy Diaz, triplista di origini cubane che ha una storia che desideriamo portare sul grande schermo.
Documentari, lungometraggi e serie tv sono l’obiettivo.
Quanto alla scrittura, non smetto mai. Quest’anno mi sono divertita a tornare al cortometraggio. Ho scritto “Dramma di un disoccupato per bene” con l’amico e collega Francesco Colangelo, che lo ha diretto. Francesco insegna Regia alla Griffith, è un bravissimo regista e sceneggiatore, ed è un piacere lavorare con lui. Insieme stiamo scrivendo molto, perché il cinema è un lavoro di squadra sempre, anche nella fase di scrittura. Film e serie sono nell’aria, poi bisogna trovare un produttore…
Mestieri diversi, un unico obiettivo: mettere al mondo storie per il cinema e per la televisione, da condividere con un pubblico che sia il più grande possibile e che guardando queste storie possa riconoscersi ed emozionarsi.