Contattaci
Scrivici un messaggio su whatsapp al numero +39 3755065027
Fissa un appuntamento in sede
Chiamaci al numero fisso +39 06 70306587
Corso correlato
Corso di Sceneggiatura per il Cinema e la TelevisioneCristina Borsatti, docente di sceneggiatura della Griffith, racconta la genesi e i temi di “Finale: Allegro” di Emanuela Piovano, tra i 21 film italiani in corsa per rappresentare l’Italia agli Oscar.
La notizia è fresca di stampa, sono 21 i titoli italiani candidati a rappresentare l’Italia ai prossimi Oscar. Tra loro, il 23 settembre, verrà scelto il film che potrebbe concorrere nella sezione Miglior Film Internazionale. Tra Moretti e Muccino, Guerritore e Bechis, figura Emanuela Piovano che con il suo “Finale: Allegro” ha convinto pubblico e critica in questo 2026. Tra gli sceneggiatori di questa toccante opera figura Cristina Borsatti, la nostra insegnante di sceneggiatura. Non potevamo che chiederle qualcosa in più a riguardo.
CB: “Finale: Allegro” non smette di sorprenderci. Dopo i riconoscimenti al Bifest di Bari e ai Nastri d’Argento, per la strepitosa interpretazione di Barbara Bouchet, arriva ora questa enorme soddisfazione. Comunque vada, essere selezionati tra i candidati a rappresentare l’Italia agli Oscar è una vittoria, una conferma, un onore, un grande riconoscimento.
CB: Come sempre tutto nasce dagli incontri. Emanuela Piovano voleva adattare un romanzo, “L’età ridicola” di Margherita Giacobino. Sono entrata in corsa, prima come story editor e poi come sceneggiatrice. I temi trattati e la superba interpretazione di Barbara Bouchet hanno fatto il resto. Emanuela è stata bravissima a portare sul grande schermo questa storia, che parla di cose importanti, ma complesse, e lo fa con il giusto tono.
CB: La protagonista è una donna anziana, Karina, pianista di fama internazionale innamorata da sempre di Elena, donna che la ricambia ma che ha scelto l’ordinarietà di una famiglia tradizionale. Quando Karina va in pensione, Elena si ammala ed entra in scena Suliko… di più non posso dire, ma il film attraversa molti temi, tutti universali, condivisibili, dal bisogno di essere se stessi alla forza dei sentimenti. Parlare di persone anziane, di malattia e di lutto non è stato semplice, ma il tono da commedia ci ha aiutate e credo che questo equilibrio sia arrivato.
CB: Anche durante la scrittura pensavamo a lei. Conoscevo la sua carriera e quella verve un po’ più leggera che negli ultimi anni ha aggiunto alle sue interpretazioni. Barbara è stata la scelta perfetta, ha incarnato Karina in modo magnifico, credibile, toccante, il merito va a lei se alla fine del film si fatica ad allontanarsi dal suo personaggio. Attorno a lei poi abbiamo avuto la fortuna di avere un cast pazzesco, sono stati tutti bravissimi, da Nutsa Khubulava ad Anna Bonasso, da Luigi Diberti a Luca Chikovani.

CB: Ho sempre pensato che i personaggi anziani siano i più interessanti e i più belli da scrivere: tanta vita, tante ferite. L’argomento mi appassiona, le persone anziane mi commuovono. Il personaggio di Karina è stato un piccolo miracolo, frutto del lavoro di tutti, in primis della regista Emanuela Piovano. Con Emanuela e gli sceneggiatori Celine Gailleurd e Olivier Bohler abbiamo pensato ad una donna piena di passioni e di fragilità. Credo emergano tutte e un senso di indipendenza e di libertà contagioso, una capacità di amare contagiosa. C’erano tanti “spigoli” in questa storia”, anche l’affrontare l’amore maturo tra due donne, senza cadere nello stereotipo né nel superficiale. Incredibilmente, credo che ci siamo riusciti. L’amore tra Karina ed Elena fa battere il cuore, anche se hanno ottant’anni e sono due donne, è di una dolcezza infinita, fa venire voglia di amare.
CB: Assolutamente. Eppure… Karina rivendica la libertà di scegliere per sé e per la sua vita, con grazia, mostrandoci le tante facce del diventare anziani, anche del perdere uno alla volta chi ti circonda, di non voler diventare un peso per nessuno. Solo un finale, chiamiamolo aperto, come quello che la regista ha scelto di mettere in scena, poteva restituire la complessità di certe scelte e di certi periodi della vita.
CB: Suliko è l’imprevisto, ciò che non ti aspetti. Lei è una ragazza che viene da lontano, con una cultura ben diversa da quella di Karina. Inizia facendo le pulizie a casa sua e le scoperchia il cuore, le permette di continuare a vivere. Non c’è alcuna ambiguità nel loro rapporto, Suliko è la figlia che Karina non ha mai avuto, forse solo una splendida amicizia. Posso solo dire che Nutsa Khubulava, la meravigliosa giovane attrice che la interpreta, è stata perfetta, e ha funzionato perfettamente accanto a Barbara.
CB: E’ un’emozione enorme per tutti quelli che hanno lavorato a questo film, dai produttori ai distributori, da noi che l’abbiamo scritto alla troupe e agli attori. Penso sempre al cinema e alle storie come ad un momento di condivisione, di connessione con gli altri. E’ la magia del mio lavoro: entrare in connessione con gli altri. E questo accade anche in Accademia con i miei giovanissimi studenti, uno scambio di vita e di passioni che ti fa sentire parte di qualcosa di più grande, ti fa crescere e ti aiuta a vivere.
Foto ©Aurora Leone, per gentile concessione